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Dal rave al rock
I Prodigy hanno incominciato la loro carriera come ravers, suonando cioè a raduni proibiti che si organizzano poche ore prima dello svolgimento per eludere la polizia. Dei rave mantengono lo spirito libero e un po' underground: rimangono, infatti, sotto il management della XL, l’etichetta indipendente che ha creduto nelle loro possibilità e che ora tiene stretti i diritti internazionali (in Italia, per esempio, verranno solamente distribuiti), anche se la Maverick (l’etichetta americana di proprietà di Madonna) ha loro offerto un contratto shock di 5 miliardi. Il loro techno-punk vede il suo punto di forza nei due cantanti Keith Flint, lo spiritello tutto tatuaggi e piercing dall’inconfondibile cresta (al negativo) verde fluò, e Maxim Reality, il grosso ‘nero’ dagli inquietanti riti tribali e gli occhi bianchi, e nel chitarrista Gizz Butt, un vero punkettaro dalla musica molto incazzata. Dopo un lungo periodo ‘in sordina’, si diceva, i Prodigy hanno sfornato un pezzo chiamato “Firestarter”, che si é fiondato nelle classifiche inglesi direttamente al numero 1 (è il 24 marzo del 1996), generando immediatamente il caos assoluto e rimanendo in testa alle charts ininterrottamente per tre settimane, durante le quali le copie vendute sfiorano il mezzo milione. Conosciuti dal grande pubblico grazie al secondo disco, “Music for the Jilted Generation", i Prodigy hanno continuato a portare la loro musica ‘no limits’ arrivando ad abbandonare quasi definitivamente la musica dance in favore di un suono molto pesante, anche se marcatamente techno: “Vogliamo essere una dance band con molta energia e in questo momento siamo interessati all’energia del rock’n’roll” hanno voluto sottolineare.